Corviale

Parioli Fotografia | Corviale

Il “Serpentone” di Roma

Edificio simbolo dell’architettura degli anni Settanta, spesso definito un vero e proprio “mostro” urbanistico, Corviale fu occupato da famiglie senza casa già prima che la sua costruzione fosse completamente terminata.

Oggi il “Serpentone” prova a rinascere attraverso attività sportive, sociali e culturali, grazie anche al lavoro di associazioni territoriali molto attive che organizzano eventi e iniziative partecipative, come CineCorviale Estate e Corviale Urban Lab.

Cos’è Corviale

Corviale, o più correttamente Nuovo Corviale, è un complesso residenziale situato nella periferia sud-occidentale di Roma, nell’XI Municipio.

È conosciuto come “il Serpentone” per la straordinaria lunghezza dell’edificio principale, che raggiunge quasi un chilometro.

Per le sue dimensioni monumentali e per le difficili condizioni di vita che hanno caratterizzato parte della sua storia, Corviale è diventato nell’immaginario collettivo uno dei principali simboli del degrado delle periferie romane.

Il complesso accoglie circa 4.500 abitanti ed è formato essenzialmente da tre edifici:

  • una monumentale “stecca” principale lunga 986 metri;
  • un secondo corpo più basso, parallelo al primo;
  • un terzo edificio orientato di circa 45° rispetto agli altri due.

Il quartiere si trova nei pressi della via Portuense, lungo via Ettore Ferrari, via Poggio Verde, via Marino Mazzacurati e via dei Sampieri, nel suburbio Gianicolense, a circa due chilometri dal Grande Raccordo Anulare.

Il nome deriva dalla zona urbanistica nella quale il complesso è stato costruito.

Il progetto originario

Di proprietà dell’ATER del Comune di Roma, l’ex IACP – Istituto Autonomo Case Popolari –, il complesso fu progettato a partire dal 1972 da un gruppo di 23 architetti coordinati da Mario Fiorentino.

Tra i professionisti coinvolti figuravano anche:

  • Federico Gorio;
  • Piero Maria Lugli;
  • Giulio Sterbini;
  • Michele Valori.

L’intenzione dei progettisti era quella di creare un modello abitativo alternativo, in forte discontinuità rispetto allo sviluppo urbanistico romano iniziato negli anni Sessanta.

In quel periodo erano infatti nati numerosi quartieri periferici quasi completamente privi di servizi, destinati prevalentemente alla funzione residenziale e per questo definiti “quartieri dormitorio”.

Un nuovo modo di concepire la periferia

L’idea di Corviale era radicalmente diversa.

Il progetto voleva integrare:

  • spazi privati e spazi collettivi;
  • abitazioni e servizi;
  • attività commerciali e artigianali;
  • funzioni sociali e culturali.

L’obiettivo era rifiutare il concetto di quartiere-dormitorio e ricreare, all’interno di un unico grande organismo architettonico, la complessità di funzioni e relazioni tipica della città storica.

Il progetto comprendeva circa 1.200 appartamenti e numerosi spazi collettivi.

Una “città dentro la città”

L’aspetto più rivoluzionario del progetto consisteva nell’idea di rendere Corviale quasi completamente autonomo: un frammento di città capace di offrire ai propri abitanti servizi, spazi pubblici, occasioni di incontro e attività quotidiane.

Erano previsti:

  • quattro teatri all’aperto;
  • uffici circoscrizionali;
  • una biblioteca;
  • scuole dall’asilo alle medie;
  • servizi sanitari;
  • un mercato;
  • una sala riunioni da circa 500 posti;
  • spazi artigianali;
  • attività commerciali;
  • un intero piano, il quarto, dedicato ai servizi.

Il tutto avrebbe dovuto affacciarsi sul paesaggio verde dell’Agro Romano.

Mario Fiorentino descrisse il Nuovo Corviale come:

«Una grande unità residenziale, un unico complesso edilizio che contiene ed esprime la complessità e la ricchezza di relazioni propria della città».

Secondo l’architetto Franco Purini, Fiorentino immaginava l’abitare come una sorta di esperienza collettiva:

«Fiorentino aveva una concezione dell’abitare come movimento eroico, voleva che la sua mastodontica macchina abitativa fosse una specie di comunità che si sarebbe autoregolata facendo prevalere gli interessi collettivi su quelli individuali».

Purini sottolineò inoltre come Corviale fosse arrivato in un momento storico nel quale l’architettura stava invece cambiando direzione, avvicinandosi al Postmoderno e a una maggiore attenzione verso il singolo individuo e i suoi bisogni privati.

Per Purini, tuttavia:

«Corviale è l’opera più importante realizzata a Roma in tutti gli anni Settanta e una delle architetture più significative della produzione mondiale di quegli anni».

La realizzazione di Corviale

L’inizio dei lavori

I lavori, affidati all’impresa Salice II, iniziarono nel 1975.

La costruzione procedette però tra numerose difficoltà e ritardi e nel 1982 venne sospesa in seguito al fallimento dell’impresa.

Nello stesso anno morì per infarto Mario Fiorentino, senza riuscire a vedere completamente realizzato il proprio progetto.

Nel tempo si diffuse anche la leggenda metropolitana secondo cui l’architetto si sarebbe suicidato per il rimorso di aver creato un “mostro”. Una ricostruzione che non corrisponde alla realtà.

Le prime abitazioni e le occupazioni

Le prime abitazioni furono consegnate nell’ottobre 1982.

Il blocco residenziale venne completato nel 1984, ma già pochi mesi dopo iniziarono le prime occupazioni abusive.

Circa settecento famiglie occuparono alcuni degli spazi disponibili, dando inizio a un fenomeno che sarebbe continuato per tutti gli anni Ottanta e Novanta.

Il problema principale era che molti dei servizi previsti dal progetto originario non erano ancora stati realizzati.

In particolare, il quarto piano della stecca centrale, progettato per ospitare servizi e attività commerciali, venne occupato e trasformato in abitazioni.


Dal progetto utopico al degrado

Le difficoltà gestionali, le occupazioni abusive e il progressivo abbandono da parte delle istituzioni contribuirono al deterioramento del complesso.

Nel corso degli anni, Corviale finì così per trasformarsi, nell’immaginario pubblico, da possibile modello innovativo di edilizia popolare a simbolo del degrado delle periferie romane.

Nonostante ciò, alcuni interventi di completamento e recupero sono andati avanti nel tempo.

La “spina dei servizi”

La parte centrale del complesso, conosciuta come “spina dei servizi”, è stata progressivamente completata.

Al suo interno hanno trovato spazio, tra le altre attività:

  • uffici del Municipio XI;
  • un centro per il disagio mentale della ASL Roma D;
  • il Gruppo XV dei Vigili Urbani;
  • il centro culturale e artistico Il Mitreo;
  • attività artigianali;
  • un incubatore d’impresa del Comune di Roma;
  • un ambulatorio ASL;
  • un centro anziani;
  • un supermercato;
  • cooperative;
  • attività sociali e imprenditoriali.

Negli spazi della spina centrale hanno trovato sede anche alcuni artigiani precedentemente sfrattati dalle botteghe del centro storico.

La riqualificazione di Corviale

Nel corso degli anni sono state formulate numerose ipotesi sul futuro del complesso.

Alcuni personaggi pubblici e architetti, tra cui Massimiliano Fuksas, Fabio Rampelli e Teodoro Buontempo, hanno persino proposto l’abbattimento dell’edificio.

Successivamente è prevalsa invece l’idea della rigenerazione.

Il piano di rinascita

Nel 2008, ATER e Regione Lazio hanno presentato un piano di rinascita articolato in due grandi interventi.

1. Il progetto “Km Verde”

Il primo intervento, denominato “Km Verde”, è stato progettato dall’architetto Guendalina Salimei dello studio T-Studio.

Il progetto riguarda in particolare la completa ristrutturazione del quarto piano.

È prevista la demolizione di alcune strutture esistenti e la realizzazione di 103 nuovi alloggi negli spazi originariamente progettati da Fiorentino per accogliere servizi.

I lavori sono iniziati nel gennaio 2019.

2. “Rigenerare Corviale”

Il secondo grande intervento deriva dal concorso internazionale “Rigenerare Corviale”, bandito nel 2015.

Il progetto vincitore è quello del team coordinato da Laura Peretti Architects.

Il piano prevede:

  • un nuovo masterplan dello spazio pubblico;
  • la realizzazione di servizi inizialmente previsti al quarto piano;
  • il ridisegno della circolazione carrabile;
  • la semplificazione dei percorsi pedonali;
  • una maggiore permeabilità tra città e campagna;
  • la modifica degli accessi all’edificio, da cinque a ventisette;
  • la trasformazione del basamento;
  • la valorizzazione della zona della “frattura”, trasformata in una nuova piazza e in un punto di connessione tra le diverse parti del territorio.

Il 3 dicembre 2015 è stato ufficialmente proclamato il progetto vincitore del concorso internazionale.

Le caratteristiche architettoniche

Corviale non deve essere interpretato semplicemente come una versione italiana dell’Unité d’Habitation di Le Corbusier.

L’edificio nacque infatti come un progetto specificamente legato a Roma e al territorio nel quale veniva inserito.

Come è stato osservato:

«Corviale nasce come un unicum per quel sito e per questa città di Roma. La sua morfologia si deve alle architetture monumentali di Roma».

Il riferimento diretto all’Unité d’Habitation di Marsiglia o alla Corbusierhaus di Berlino risulta quindi riduttivo.

I tre corpi principali

Il complesso è formato da tre corpi.

Corpo principale

La struttura principale:

  • è lunga circa 986 metri;
  • raggiunge circa 37 metri di altezza;
  • presenta nove piani oltre al piano sotterraneo destinato ai parcheggi;
  • è suddivisa in cinque lotti;
  • comprende ballatoi, cortili e spazi comuni.

Corpo parallelo

Il secondo edificio:

  • si trova sul lato occidentale;
  • corre parallelamente al primo;
  • è anch’esso lungo circa 986 metri;
  • raggiunge circa nove metri di altezza;
  • è suddiviso in cinque lotti da tre e cinque piani;
  • è collegato all’edificio principale da cinque ponti.

Terzo corpo

Il terzo edificio:

  • è separato dagli altri;
  • si trova sul lato orientale;
  • è ruotato di circa 45° rispetto al corpo principale;
  • misura circa 253 metri;
  • presenta un’altezza variabile tra 19 e 23 metri;
  • comprende edifici di tre o cinque piani.

Le “case basse”

All’interno dei cortili è presente, per buona parte della lunghezza del complesso, un’ulteriore fila di abitazioni conosciute come “case basse”.

Sono edifici di due o tre piani che si affacciano sui cortili e verso la campagna.

L’intero complesso è realizzato prevalentemente con setti in cemento armato.

Complessivamente ospita circa 1.200 appartamenti, ai quali nel tempo si sono aggiunte numerose abitazioni ricavate abusivamente negli spazi comuni e negli ambienti originariamente destinati alla galleria commerciale del quarto piano.

I servizi previsti

Nel progetto originario il complesso era suddiviso in più lotti, ognuno dei quali avrebbe dovuto disporre di una sala condominiale per attività comuni.

Erano inoltre previsti:

  • una grande sala riunioni;
  • un anfiteatro all’aperto, effettivamente realizzato;
  • scuole;
  • laboratori artigianali;
  • attività commerciali;
  • spazi collettivi.

Poco distante dal terminale del terzo corpo, su un’area originariamente destinata a verde, è stato inoltre completato nel 2005 il centro commerciale Casetta Mattei, già previsto nel progetto iniziale.